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Ricordando Massimo D’Antona (1948-1999)

di Umberto Romagnoli

L’opera omnia di questo giurista si compone di una monografia (1979) e di una vastissima saggistica. Compresi quelli c.d. minori, gli scritti sono alcune centinaia: il primo è pubblicato nel 1972, l’ultimo pochi mesi dopo la scomparsa dell’autore. Nel 1999. Nel 2000 l’intelligente riordino sistematico di Bruno Caruso e Silvana Sciarra li ha riprodotti in sette volumi: ciascuno mediamente di circa quattrocento pagine.

In occasione dell'anniversario della morte dell’Autore, mi ha assalito un dubbio angoscioso: non si scrive così tanto in così poco tempo se non si ha il presentimento che il destino impedirà di produrre tutto quello che è consentito ad una maturità di pensiero raggiunta più in fretta del solito. Naturalmente, si può non condividere un dubbio del genere. In ogni caso, è sicuro che, scomparso prestissimo, Massimo ci ha dato moltissimo.

Un giurista sensibile, colto e raffinato come lui non poteva non percepire l’obbligo di misurarsi con la questione del metodo: che, con la consueta eleganza espressiva, a suo avviso consisterebbe in un’anomalia post-positivista. Una questione che si profila subito, ossia nel momento stesso in cui l’incontro del lavoro col diritto cambia segno, rendendolo pressoché irriconoscibile. Infatti, nella misura in cui il diritto ne privilegia la dimensione produttivistica e di mercato si annulla la concezione secondo la quale – come scrive Karl Polanyi – “il lavoro era soltanto un altro nome per designare un’attività umana che si accompagna alla vita stessa, che non è prodotta per essere venduta”.

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In ricordo di Marianna Salemme

di Franco Focareta

Compete agli allievi ricordare i maestri, non è naturale e facile quindi per me ricordare Marianna, allieva prima, collega e amica poi. La sua vita, professionale e non solo, è stata dedicata tutta alla tutela e difesa dei lavoratori, vivendo, dall’inizio del suo apprendistato e fino alla prematura fine, la sua professione di avvocato giuslavorista come una vera e propria missione, dove riversare tutta la sua passione ideale e la sua sete di giustizia. Il suo intendere e vivere il diritto del lavoro quasi in modo romantico come il luogo, e lo strumento, per la tutela dei lavoratori si manifestava in modo evidente già quando studentessa, nel corso di Diritto del lavoro nella Facoltà di Giurisprudenza di Bologna, dimostrava una passione non comune per la materia. Passione confermata poi durante la stesura della tesi di laurea. Questa sua predilezione  veniva coniugata con un rigore ed un impegno nello studio che ne facevano una studentessa modello in tutte le materie.

 E’ stato solo naturale per me, quindi, accoglierla, appena laureata, nel mio studio, allora piccola bottega artigiana, come una delle prime praticanti. La comune origine molisana rendeva ancora più naturale  la scelta, aggiungendo empatia ad un rapporto di collaborazione nel quale l’entusiasmo per il nostro lavoro era il cemento più solido.

Da subito Marianna dimostrò di avere le qualità per la professione d’avvocato. Alla solidità della preparazione ed alla passione per la difesa dei lavoratori, si aggiunse subito, come suo tratto peculiare,   un atteggiamento volitivo, una giusta caparbietà nel difendere le sue posizioni ed idee, ed una certa spavalderia che le consentiva da subito di affrontare le udienze con una sicurezza ed efficacia già da avvocato sperimentato.

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Ξ  COMUNICATO  Ξ


Legalità, garanzie ed umanità per salvaguardare i diritti e la dignità di centinaia di migliaia di lavoratori stranieri.

I giuristi di Comma2 esprimono il loro sconcerto e la loro indignazione per le resistenze che in queste ore vengono frapposte a provvedimenti di regolarizzazione dei lavoratori migranti e per le ipotesi limitative e pasticciate che vengono avanzate anche da quanti si dichiarano ad essi favorevoli.

Le ragioni che rendono necessaria questa misura sono state sottolineate da numerosi appelli (compreso quello sottoscritto dalla nostra associazione: https://www.asgi.it/primo-piano/regolarizzazione-stranieri/) e sono comuni a molte parti sociali: garantire la prosecuzione di attività per settori produttivi e di servizi composti in gran parte da forza lavoro straniera; far emergere dalla invisibilità lavoratori che in questo momento non avrebbero nemmeno la giuridica possibilità del rientro in patria a causa del blocco delle frontiere; sottrarre una parte importante di lavoratori all’influenza e alla penetrazione della criminalità.

Come giuslavoristi, ci preme segnalare che una regolarizzazione “per settori” , come quella di cui oggi si parla, sarebbe fonte di clamorose e ingiuste differenze di trattamento per lavoratori in condizioni analoghe; e sarebbe anche fonte di inevitabili abusi perché ne deriverebbero (come già avvenuto per la sanatoria Maroni del  2009 riservata al lavoro domestico) inevitabili assunzioni più o meno fittizie ad es. per lavoro domestico per poi rientrare (legittimamente) dopo un mese di lavoro nell’edilizia o negli altri settori che oggi si vorrebbero escludere.

Cosi come sottolineiamo con forza che una semplice sanatoria non risolve il problema del caporalato, del lavoro nero e delle condizioni di vita nei ghetti che si creano attorno alle aree di lavoro: chiediamo quindi che la sanatoria sia accompagnata da seri provvedimenti di contrasto al lavoro sommerso e di miglioramento delle condizioni di vita nelle aree a rischio.

Subito e senza indugi una vera regolarizzazione de lavoratori stranieri, senza limiti per settori lavorativi. Una questione di dignità, di diritti, di giustizia.


 

La tutela risarcitoria del lavoratore danneggiato dal Covid 19

di Francesca Stangherlin e Mara Congeduti

Gli operatori del settore sanitario o, comunque, i lavoratori (farmacisti, agenti di sicurezza pubblica, addetti alla vendita di alimentari e alle pulizie negli ospedali e supermercati) che sono stati addetti a settori lavorativi ritenuti essenziali ma che presentavano un rischio di infezione elevato, contagiati da Coronavirus a causa della mancata adozione delle misure di protezione, possono ottenere il risarcimento integrale dei danni o devono accontentarsi della tutela INAIL?
Qual è la ripartizione tra le parti degli oneri probatori nel giudizio risarcitorio? Quali sono i fatti che il lavoratore deve provare per ottenere il risarcimento dei danni subiti per la violazione degli obblighi di sicurezza?


Il documento integrale è scaricabile cliccando sul seguente link: << Download File .pdf >>


 

 

 

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