In ricordo di Marianna Salemme

di Franco Focareta

Compete agli allievi ricordare i maestri, non è naturale e facile quindi per me ricordare Marianna, allieva prima, collega e amica poi. La sua vita, professionale e non solo, è stata dedicata tutta alla tutela e difesa dei lavoratori, vivendo, dall’inizio del suo apprendistato e fino alla prematura fine, la sua professione di avvocato giuslavorista come una vera e propria missione, dove riversare tutta la sua passione ideale e la sua sete di giustizia. Il suo intendere e vivere il diritto del lavoro quasi in modo romantico come il luogo, e lo strumento, per la tutela dei lavoratori si manifestava in modo evidente già quando studentessa, nel corso di Diritto del lavoro nella Facoltà di Giurisprudenza di Bologna, dimostrava una passione non comune per la materia. Passione confermata poi durante la stesura della tesi di laurea. Questa sua predilezione  veniva coniugata con un rigore ed un impegno nello studio che ne facevano una studentessa modello in tutte le materie.

 E’ stato solo naturale per me, quindi, accoglierla, appena laureata, nel mio studio, allora piccola bottega artigiana, come una delle prime praticanti. La comune origine molisana rendeva ancora più naturale  la scelta, aggiungendo empatia ad un rapporto di collaborazione nel quale l’entusiasmo per il nostro lavoro era il cemento più solido.

Da subito Marianna dimostrò di avere le qualità per la professione d’avvocato. Alla solidità della preparazione ed alla passione per la difesa dei lavoratori, si aggiunse subito, come suo tratto peculiare,   un atteggiamento volitivo, una giusta caparbietà nel difendere le sue posizioni ed idee, ed una certa spavalderia che le consentiva da subito di affrontare le udienze con una sicurezza ed efficacia già da avvocato sperimentato.

Ma vi era un altro tratto, che in qualche modo la distingueva, la straordinaria empatia che riusciva sempre a vivere con i lavoratori che assisteva, soprattutto quando più in difficoltà. Ogni pratica per lei era una missione da abbracciare con vero spirito di solidarietà o meglio condivisione. Insomma, uno di quegli avvocati che si fanno coinvolgere. Era questo, al di là delle sue qualità strettamente professionali, che la resero da subito la beniamina, oltre che dei lavoratori che assisteva, dei funzionari e delegati della FIOM di Bologna, dove per lungo periodo mi accompagnò a fare “sportello”. Spesso, consapevole che un coinvolgimento così forte poteva esser pesante da reggere soprattutto di fronte alle alterne fortune del contenzioso giudiziario, mi obbligavo a cercare di smorzare il suo entusiasmo.  

Il suo forte carattere, l’ansia di bruciare i tempi, non rendeva certo facile il rapporto, ma il confronto ed i contrasti inevitabili venivano sempre vissuti in modo trasparente e diretto. La sua voglia di crescere velocemente trovò una decisiva opportunità quando venne fuori la possibilità di avviare una collaborazione con la CGIL del Molise, nella sua amata Termoli. Così iniziò per Lei una fase di faticoso pendolarismo, nella quale, mentre si avviava un attività professionale in Molise, continuava a frequentare lo studio di Bologna. Ben presto però la crescita dell’attività le impose una scelta. Il grande affetto che la legava alla sua famiglia e il legame con la sua terra resero la sua scelta molto facile, e si trasferì definitivamente a Termoli.

Così pian piano le nostre strade professionali si divisero naturalmente. Marianna Salemme dimostrò da subito, nonostante la giovanissima  età,  di essere in grado di gestire, anche da sola, una attività di assistenza legale per i lavoratori della CGIL con rigore e ottimi risultati.  Quindi per molti anni ho avuto modo di seguirla solo da lontano, trovando soddisfazione nelle notizie che sempre ricevevo sulla sua affermazione professionale: in pochi anni diventava infatti uno dei punti di riferimento in regione per il contenzioso lavoristico, e un solido sostegno giuridico per tutta la CGIL del Molise.

Tutto questo impegno, questa passione, non sono mai stati intaccati da seri problemi di salute che la affliggevano da anni. Sopportava stoicamente i propri problemi ed il dolore, e con ammirevole pudore evitava di parlare dei suoi problemi, e quando la si incontrava parlava sempre del lavoro  o comunque dei problemi degli altri, dei lavoratori, non dei suoi.

Le nostre strade si sono reincontrate quando la FIOM, avendo deciso di coinvolgere energie nuove per far fronte ad una stagione di complicati contenziosi giudiziari, la chiamò a far parte della propria Consulta giuridica. Cosi Marianna Salemme, oltre che partecipare ai momenti di riflessione ed elaborazione giuridica della Consulta della FIOM, ha avuto modo di vivere da protagonista, portando la su passione ed il suo rigore, tutto il contenzioso sui contratti collettivi separati e quello sulla vicenda FIAT/FCA.

Proprio nell’ambito di queste vicende giudiziarie abbiamo avuto modo di ritrovarci fianco a fianco in udienza. L’ultima volta è stato quando abbiamo discusso nel Tribunale di Larino la causa sulle discriminazioni salariali verso i lavoratori FIOM nello stabilimento FCA di Termoli. Fu una bella giornata, Marianna era visibilmente contenta di riavere al suo fianco quello che presentò al giudice come il suo maestro, ed io ero orgoglioso di  vedere come la mia allieva era, con tutta evidenza, stimata dal giudice e circondata dall’attenzione e rispetto dei colleghi, una vera principessa del foro.

Il ricordo della sua passione e del suo entusiasmo  ci accompagnerà nelle battaglie che il futuro ci riserverà.

Franco Focareta

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