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È possibile porre un freno alla deriva che sta mettendo a dura prova i diritti dei lavoratori?

È possibile ricominciare a pensare a un diritto del lavoro diseguale, come quello che i legislatori
del 1970 avevano pensato per i lavoratori di allora ?

È possibile pensare nuovamente a un diritto del lavoro che abbia come primo obiettivo quello di ridurre le diseguaglianze tra datori di lavoro e lavoratori ?
Noi pensiamo che si possa.
Anzi, pensiamo che si debba.
In questi anni ci hanno fornito spiegazioni dai toni apocalittici per giustificare la riduzione di tutele dei lavoratori (dalla fuga dei capitali stranieri alla dissoluzione del tessuto produttivo del paese). Solo sacrificando i lavoratori si poteva sperare di restare in Europa, alla pari con gli altri paesi, e solo riducendo le garanzie si poteva salvare l’economia nazionale.
La realtà ha dimostrato che nei fatti le cose non stavano e non stanno così.
Per di più la riduzione delle tutele ha raggiunto livelli che la stessa UE ritiene non accettabili. La sanzione per un licenziamento totalmente ingiustificato è di ridottissimo impatto per le imprese, ma è soprattutto inefficace per risarcire il gravissimo pregiudizio determinato dalla perdita incolpevole del posto di lavoro.
I principi affermati dagli organismi europei sono la proporzionalità (la limitazione di un diritto è giustificata solo se necessaria a tutelarne un altro di pari valore e solo se non esistono altre vie per perseguire tale finalità: principio che, se applicato al licenziamento, implica un rigoroso bilanciamento tra esigenze della produzione e diritto al lavoro, fondato sul criterio dell’extrema ratio) e la effettività (per il quale la sanzione per la violazione di un diritto deve avere il carattere dell’adeguatezza e della dissuasività). C’è qualcuno che si senta di affermare che la normativa introdotta con il D.Lgs. 23 del 2015 rispetti questi principi? Ecco allora perché nasce l’idea di riunirsi al capezzale del diritto del lavoro per confrontarsi sulle cure necessarie per rivitalizzarlo. Lo scopo di questa associazione infatti è quello di restituire dignità al lavoro - dignità fortemente messa in discussione dalla legislazione di questo secolo - non solo nella sua forma “stabile” (e certo tale non può essere definita quella degli assunti a tempo indeterminato dopo il 7 marzo 2015) ma anche nelle tante forme di lavoro autonomo e/o precario.

 Il nome che abbiamo scelto richiama il secondo comma dell'art. 3 e dell'art. 41 della Costituzione, norme riprese tra gli scopi dell'associazione dall'art. 3 del nostro Statuto, che qui di seguito trascriviamo:

l’Associazione, … considerato che la Costituzione italiana prevede
- che sia compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (Art. 3 comma 2);
- che l’iniziativa economica privata non possa svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana (art. 41 comma 2); che sia compito della Repubblica tutelare il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni … al fine di affermare e regolare i diritti del lavoro (art. 35)  si prefigge di:
- promuovere e tutelare i diritti dei lavoratori
- promuovere la diffusione e la conoscenza di tali diritti attraverso iniziative di informazione rivolte sia ai lavoratori che a coloro che operano nell’ambito della loro tutela
- promuovere iniziative di informazione, formazione e sviluppo delle competenze di coloro che operano nell’ambito della tutela dei lavoratori
- contribuire all’ampliamento e al rafforzamento del quadro normativo e contrattuale che regola tali diritti, anche attraverso proposte ed iniziative di tipo legislativo
- promuovere e coordinare iniziative di politica giudiziaria di contrasto rispetto alle normative che si propongono la riduzione delle tutele dei lavoratori, con il fine di rimuovere gli ostacoli posti dall'attuale legislazione all'attuazione dei principi costituzionali.

Tra gli obiettivi che ci proponiamo, sul piano normativo, ci sono: rendere effettivamente gratuita ed accessibile la giustizia del lavoro, anche eliminando le decadenze processuali rivelatesi irragionevolmente vessatorie; combattere la precarietà, prevedendo, quantomeno
- la reintegrazione nel posto di lavoro come regola in ipotesi di licenziamenti ingiustificati ed illegittimi;
- la necessità di una causale per i contratti a termine e per i contratti di somministrazione.

L’Associazione è aperta non solo ad avvocati, ma anche a docenti (universitari e non), giornalisti, ex magistrati, sindacalisti, operai, impiegati, quadri, pensionati, studenti, disoccupati, inoccupati che abbiano a cuore gli scopi sociali e intendano impegnarsi nel perseguirli.


 

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