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La Corte costituzionale ed il regime delle spese di giudizio nel processo del lavoro

di Rita Sanlorenzo
sostituto procuratore generale presso la Corte di cassazione 

Con la sentenza n. 77/2018, provocata da due ordinanze, una del Tribunale di Torino e una del Tribunale di Reggio Emilia, entrambi in funzione di giudice del lavoro, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 92, comma 2, del codice di procedura civile, come modificato dall’art. 13, comma 1, del decreto legge 12 settembre 2014, n. 132 convertito nella legge n. 162/2014, nella parte in cui non prevede che il giudice possa compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero, anche qualora «sussistano altre analoghe gravi ed eccezionali ragioni» oltre a quelle indicate nella disposizione della assoluta novità della questione trattata o del mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti...


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COMMA2 - COMUNICATO STAMPA

Carissimi e carissime,
non posso nascondere la grande soddisfazione nel comunicarvi la notizia che la Corte Costituzionale ha accolto le nostre motivazioni sulla incostituzionalità dell’art 92 c.p.c. 
Consideriamo questa decisione come una importante, grande vittoria di Comma2 e di tutti quelli che, negli ultimi anni si sono spesi per contrastare l’ultima riforma dell’articolo.
Grazie, quindi, soprattutto a tutti Voi.
Di seguito il comunicato ufficiale diramato agli uffici stampa.

Alberto Piccinini


SULLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE
n.77 del 19 aprile 2018


COMUNICATO STAMPA

Sul potere del giudice di compensare le spese

Con sentenza n.77 del 19 aprile 2018 la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’art. 92 del codice di procedura civile il quale, nella sua ultima formulazione - a seguito di una sciagurata modifica del 2014 - impediva in via generale al magistrato di “compensare tra le parti le spese di giudizio” (e cioè, in altre parole, gli imponeva di condannare quasi sempre il lavoratore, in caso di soccombenza, alle spese di difesa sostenute dal datore di lavoro).

In particolare, la possibilità di compensare le spese era circoscritta, oltre che all’ipotesi di “soccombenza reciproca”, ad ipotesi, piuttosto rare, di “assoluta novità della questione” o “mutamento di giurisprudenza rispetto a questioni dirimenti”.

L'elaborazione degli argomenti a supporto dell'eccezione di costituzionalità era stata il frutto del lavoro di un collettivo di avvocati giuslavoristi pro labour, ora tutti associati a Comma2, che aveva portato sia il Tribunale di Torino sia quello di Reggio Emilia a dubitare della legittimità costituzionale della norma, specie con riferimento al processo del lavoro, in quanto caratterizzato da una particolare “debolezza”, processuale e spesso economica, di una delle due parti in causa.

La Corte estende ora la possibilità di compensazione anche all’ipotesi di “gravi ed eccezionali ragioni”.

Pur non avendo accolto le argomentazioni che facevano specifico riferimento alla condizione soggettiva del lavoratore come “parte debole” del rapporto, la Corte tiene però conto del fatto che, in molte ipotesi, il lavoratore deve “promuovere un giudizio senza poter conoscere elementi di fatto, rilevanti e decisivi, che sono nella disponibilità del solo datore di lavoro”.

Questo elemento, insieme ad altri, potrà ora senz’altro essere valutato dal giudice sotto il profilo delle gravi ed eccezionali ragioni che gli consentono di compensare le spese, esattamente come avveniva prima del 2014.

La modifica della norma aveva, infatti, comportato e comporta - come i dati statistici dimostrano -  un crollo del contenzioso di lavoro, da imputare non a un riduzione della violazione dei diritti dei dipendenti, bensì alla preoccupazione del lavoratore di dover quasi sempre pagare migliaia di euro di spese, in caso di soccombenza anche del tutto incolpevole: una deflazione del contenzioso, quindi, connotata da forti elementi di iniquità.

Si confida che, dopo questo importante intervento della Corte Costituzionale, i giudici del lavoro possano riprendere ad esercitare il loro potere discrezionale esaminando le specifiche situazioni e valutando le particolari posizioni delle parti in causa.

Bologna, 19 aprile 2018

Il Presidente      
Avv. Alberto Piccinini

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Il comunicato dell'ufficio stampa della Corte Costituzionale è scaricabile cliccando sul seguente link: << Download File .pdf >>


 

COMMA2 ALLA CORTE COSTITUZIONALE

ccIl 7 marzo 2018 è stata discussa, alla Corte Costituzionale, la questione di costituzionalità dell'art. 92 c.p.c. che,  nella sua attuale ultima formulazione, impedisce al magistrato di compensare le spese legali tra le parti tenendo conto, ad esempio  delle  condizioni soggettive di una delle parti (e quindi che nel processo del lavoro c'è una parte più debole e meno abbiente, paradossalmente trattata in modo più svantaggioso dell'altra)  o anche solo richiamando ipotesi di  soccombenza incolpevole. 
Che a discuterla fossero due dei tre soci fondatori di Comma2 (Enzo Martino e Alberto Piccinini) e un altro attivo socio dell'Associazione (Amos Andreoni) non è un caso, perché siamo riusciti ad arrivare alla Consulta grazie  al lavoro collettivo di tanti avvocati attuali componenti di Comma2 che, dopo aver elaborato i punti  sui quali eccepire le questioni di costituzionalità, li hanno esposti nei loro ricorsi, ottenendo da due Tribunali (Torino e Reggio Emilia) ordinanze di  rimessione alla Corte. 
A prescindere, quindi, dall'esito di questo giudizio, la funzione che possiamo continuare a svolgere, tutti insieme, è essenziale, non solo su questo tema: pensiamo, ad esempio, all'utilità di coordinarci per  sottoporre, in ogni causa di licenziamento post Jobs Act, analoghe questioni di legittimità costituzionale del Dlgs. 23/2015, già accolte dall'ordinanza del Tribunale di Roma e a supporto della stessa.

 ●  Link al sito della Corte Costituzionale:  <<Filmato registrazione udienza>>

  

Restituire Diritti e Dignità ai Lavoratori - Proposta di Legge

Una proposta di Legge del Prof. Piergiovanni Alleva, Professore ordinario di Diritto del lavoro e avvocato giuslavorista, volta a restituire ai lavoratori quella dignità e quelle garanzie che sono state loro tolte dalla legislazione degli ultimi anni, nonché a completarle ed adeguarle ai tempi.

 

Alleva

Presentazione

L’Italia, recita la nostra Costituzione all’art. 1, è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. Con questa scelta i Costituenti scelsero di superare la tradizione liberale ottocentesca, che individuava nella proprietà l’architrave costituzionale, per collocare al centro del grande progetto di cambiamento il lavoro e i lavoratori. Eravamo di fronte ad un evento storico. Il lavoro quale strumento di libertà dell’individuo e veicolo di inclusione sociale. Un valore da tutelare in sé, senza alcuna distinzione, attraverso una retribuzione proporzionata e adeguata, sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa.
Le connessioni tra la disciplina del mercato del lavoro e la recessione economica sono certamente molteplici. Eppure se guardiamo attentamente agli interventi “strutturali” in materia di lavoro, possiamo retrodatarne l’origine ad anni lontani dall’inizio della crisi. L’esigenza, da più parti rappresentata in questi anni, di adeguare il mercato del lavoro ad una realtà socio-economica modificatasi, si è però tradotta in un peggioramento delle condizioni del mondo del lavoro. La crisi economica è divenuta quindi, non solo strumento di un epocale indebolimento dei diritti sul luogo di lavoro e del complesso sistema a loro protezione, ma ha pienamente investito l’intero sistema democratico del Paese. Svalutando il lavoro, nella precarietà dei contratti, nell’inadeguatezza delle retribuzioni (in contrasto con l’art. 36 della Costituzione), nella compressione dei diritti sociali, è stata svalutata quella che è la più grande ricchezza di una nazione.
Ragionare oggi delle forme giuridiche attraverso cui tutelare la libertà e la dignità dei lavoratori significa restituire linfa vitale al dettato costituzionale. Il prezioso lavoro del prof. Alleva non si rivolge dunque ad una parte della società ma a tutta la società. Riaffermando il nesso tra democrazia nei luoghi di lavoro e democrazia nell’intera società, si offre un contributo significativo al rilancio di una prospettiva di emancipazione per le giovani generazioni. Il lavoro è libertà, dignità e futuro.


sen. Pietro Grasso

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