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solano2
È possibile porre un freno alla deriva che sta mettendo a dura prova i diritti dei lavoratori?

È possibile ricominciare a pensare a un diritto del lavoro diseguale, come quello che i legislatori
del 1970 avevano pensato per i lavoratori di allora ?

È possibile pensare nuovamente a un diritto del lavoro che abbia come primo obiettivo quello di ridurre le diseguaglianze tra datori di lavoro e lavoratori ?
Noi pensiamo che si possa.
Anzi, pensiamo che si debba.
In questi anni ci hanno fornito spiegazioni dai toni apocalittici per giustificare la riduzione di tutele dei lavoratori (dalla fuga dei capitali stranieri alla dissoluzione del tessuto produttivo del paese).Solo sacrificando i lavoratori si poteva sperare di restare in Europa, alla pari con gli altri paesi, e solo riducendo le garanzie si poteva salvare l’economia nazionale.
La realtà ha dimostrato che nei fatti le cose non stavano e non stanno così. Per di più la riduzione delle tutele ha raggiunto livelli che la stessa UE ritiene non accettabili.La sanzione per un licenziamento totalmente ingiustificato è di ridottissimo impatto per le imprese, ma è soprattutto inefficace per risarcire il gravissimo pregiudizio determinato dalla perdita incolpevole del posto di lavoro.

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COMUNICATO


Come è noto, mentre erano in corso gli incontri presso l’“osservatorio permanente”  del Ministero del Lavoro tra le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative  al fine di pervenire alla stipula di un nuovo CCNL per la regolamentazione delle attività dei rider entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge (2 novembre 2020) Assodelivery, senza darne notizia né al Ministero del Lavoro né alle OO.SS. partecipanti, ha avviato contatti (paralleli e segreti) con la Organizzazione UGL: che non è, all’evidenza, sindacato «comparativamente più rappresentativo sul piano nazionale» rispetto a CGIL-CISL e UIL, il cui contratto del settore logistica avrebbe trovato applicazione in caso di mancato accordo.

Tali contatti approdavano alla stipula tra Assodelivery e UGL di un «contratto collettivo Nazionale per la disciplina delle attività di consegna di beni per conto altrui, svolta da lavoratori autonomi, c.d. rider»; lo stesso veniva trasmesso al Ministero del Lavoro in data 16.09.2020 che  rispondeva, attraverso il suo ufficio legislativo,   in data 17.09.2020 con un duro comunicato indirizzato ad Assodelivery  nel quale venivano evidenziati tutti i profili di illegittimità di detto contratto.

Le associazioni sindacali stanno valutando come contrastare, in ogni sede – politica e giudiziaria – una simile condotta.

Nel frattempo, Deliveroo ha inviato ai suoi “collaboratori” una comunicazione in cui testualmente scrive “Se non firmerai il nuovo contratto di collaborazione entro il 2 novembre, a partire dal giorno 3 novembre non potrai più consegnare con Deliveroo poiché il tuo contratto non sarà più conforme alla legge. Se non desideri continuare a consegnare con Deliveroo secondo i termini previsti dal CCNL, questa e-mail costituisce il preavviso formale della risoluzione del tuo attuale contratto che terminerà il giorno 2 novembre 2020”.

Deliveroo, quindi, condiziona la possibilità a proseguire il lavoro alla adesione ad un contratto collettivo che prevede, tra le altre cose,  la qualificazione indebita del rapporto di lavoro come “autonomo”, l’elusione delle garanzie del lavoro subordinato, espressamente estese ai collaboratori etero-organizzati che lavorano per le Piattaforme (ma escluse in presenza di validi accordi collettivi), l’elusione della garanzia di un compenso parametrato ai minimi del CCNL  senza alcuna garanzia di un compenso minimo orario, la totale libertà di licenziamento.

L’Associazione Comma2 ritiene che possano ravvisarsi ipotesi di reato  nella minaccia di risoluzione del contratto in caso  di mancata adesione a quel CCNL - sottoscritto da una OS di nuovo conio affatto legittimata a farlo e grevemente lesivo dei diritti che il legislatore ha previsto a tutela dei Riders per sottrarli alle attuali generalizzate condizioni di pesante sfruttamento - per trarne diretto ed illegittimo vantaggio  e conseguentemente ha depositato e sta depositando in alcune città (Roma, Napoli, Torino, Firenze, Bologna, Milano), una denuncia/esposto presso le rispettive Procure.

Valuteranno i giudici se anche qui, come nel caso di Uber Italy, e come a noi pare, possano ravvisarsi comportamenti delittuosi finalizzati allo sfruttamento dei ciclo-fattorini.

Per quanto riguarda Comma2 continueremo a promuovere e coordinare iniziative di politica giudiziaria di contrasto rispetto a comportamenti e normative che si propongono la riduzione delle tutele dei lavoratori, con il fine di rimuovere gli ostacoli frapposti all’attuazione dei principi costituzionali.

Il Direttivo


 

Le deroghe al blocco dei licenziamenti

di Filippo Aiello

LE DEROGHE AL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI, L’ACCORDO COLLETTIVO AZIENDALE DI INCENTIVO ALLA RISOLUZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO: BREVI OSSERVAZIONI SUSCITATE DA UNA LETTURA TESTUALE.

  1. Il terzo comma dell’art. 14 del decreto agosto (n. 104/2020) prevede che le «preclusioni e le sospensioni di cui ai commi 1 e  2 non si applicano» in presenza di alcune condizioni legali. Fra queste vi è la stipulazione di un «accordo collettivo aziendale … di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro».
  2. L’effetto della stipulazione dell’accordo anzidetto secondo il testo della norma è la «non applicazione» delle preclusioni e sospensioni previste nei commi 1 e 2.
    Quali sono queste preclusioni e sospensioni?

| L'intero documento è scaricabile cliccando sul seguente link: << Download File .pdf >>

 

Proroga del blocco dei licenziamenti nel decreto legge “agosto”: grande è la confusione sotto il cielo

di Alberto Piccinini e Stefania Mangione
Articolo pubblicato in contemporanea con "Il Fatto Quotidiano"

La non chiara formulazione dell’art. 14 del d.l. 104/2020 (c.d. decreto agosto) nel definire i confini della proroga del divieto di licenziamenti collettivi e individuali per motivo oggettivo ha già dato spazio a interpretazioni finalizzate a limitarne la portata e/o attenuarne le conseguenze.

Abbiamo assistito a delle prime interpretazioni, prevalentemente pubblicate sul quotidiano Sole 24 ore e già in parte autorevolmente contestate (Scarpelli), secondo le quali:

a) il divieto di licenziamento non opererebbe qualora l’azienda non possa o non voglia ricorrere alla sospensione dei lavoratori o alla riduzione del loro orario, ove decida di modificare in modo strutturale l’organizzazione dell’impresa - e quindi per eventi non riconducibili all’emergenza Covid-19 - chiudendo, ad esempio, un ufficio o un reparto al quale sono addetti meno di 5 dipendenti (Maresca, Tucci, Zambelli, Verzaro);

b) la revoca di cui al quarto comma dell’art. 14, possibile per tutti i licenziamenti intimati nell’anno 2020 (e quindi anche per quelli effettuati tra l’1 e il 23 febbraio 2020 sino al 31 dicembre 2020), potrebbe essere effettuata anche nel corso di una causa fino a poco prima del provvedimento del giudice, senza oneri o sanzioni (Maresca, Verzaro);

c) la previsione di cui di cui al terzo comma dell’art. 14 integrerebbe una sorta di autorizzazione di fonte collettiva a procedere a risoluzioni consensuali e individuali; l’impresa sarebbe, tra l’altro, esonerata dall’obbligo di attivare le procedura di cui alla legge 223/1991 (Bottini).

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