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È possibile porre un freno alla deriva che sta mettendo a dura prova i diritti dei lavoratori?

È possibile ricominciare a pensare a un diritto del lavoro diseguale, come quello che i legislatori
del 1970 avevano pensato per i lavoratori di allora ?

È possibile pensare nuovamente a un diritto del lavoro che abbia come primo obiettivo quello di ridurre le diseguaglianze tra datori di lavoro e lavoratori ?
Noi pensiamo che si possa.
Anzi, pensiamo che si debba.
In questi anni ci hanno fornito spiegazioni dai toni apocalittici per giustificare la riduzione di tutele dei lavoratori (dalla fuga dei capitali stranieri alla dissoluzione del tessuto produttivo del paese). Solo sacrificando i lavoratori si poteva sperare di restare in Europa, alla pari con gli altri paesi, e solo riducendo le garanzie si poteva salvare l’economia nazionale.
La realtà ha dimostrato che nei fatti le cose non stavano e non stanno così.
Per di più la riduzione delle tutele ha raggiunti livelli che la stessa UE ritiene non accettabili. La sanzione per un licenziamento totalmente ingiustificato è di ridottissimo impatto per le imprese, ma è soprattutto inefficace per risarcire il gravissimo pregiudizio determinato dalla perdita incolpevole del posto di lavoro.
I principi affermati dagli organismi europei sono la proporzionalità (la limitazione di un diritto è giustificata solo se necessaria a tutelarne un altro di pari valore e solo se non esistono altre vie per perseguire tale finalità: principio che, se applicato al licenziamento, implica un rigoroso bilanciamento tra esigenze della produzione e diritto al lavoro, fondato sul criterio dell’extrema ratio) e la effettività (per il quale la sanzione per la violazione di un diritto deve avere il carattere dell’adeguatezza e della dissuasività). C’è qualcuno che si senta di affermare che la normativa introdotta con il D.Lgs. 23 del 2015 rispetti questi principi?

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Contributo della Professoressa Patrizia Tullini, Ordinaria di Diritto del Lavoro all'Università di Bologna, su concorrenza, mercato del lavoro e diritti dei lavoratori.

Patrizia TulliniSi è sempre riflettuto poco sulla funzione di regolatore della concorrenza svolta dal diritto del lavoro, intesa come capacità di contrastare la competizione al ribasso tra i lavoratori nell’accesso al mercato del lavoro e quella tra imprese fondata sulle condizioni e sul costo del lavoro. Il contrasto dei fenomeni distorsivi della concorrenza e del dumping sociale è stato evidente alle origini della disciplina, ma poi s’è perso di vista e la cultura giuslavorista s’è concentrata soprattutto sulla funzione protettiva e di riequilibrio di potere nell’ambito della relazione individuale e collettiva di lavoro.

In questo modo sono sfuggite, o forse sono state sottovalutate, alcune fasi essenziali della storia recente. Durante gli anni che hanno segnato il passaggio di secolo, caratterizzati dai processi di de-regolamentazione e flessibilizzazione della disciplina, è rimasto in ombra l’allentamento della capacità anti-concorrenziale del diritto del lavoro. Ciò che veniva rimesso in causa non era solo il quantum della protezione (cioè, la quantità di tutela inderogabile che veniva sottratta ai lavoratori) ma, più a fondo, entrava in crisi l’emancipazione dell’intera disciplina lavoristica dalle regole generali del mercato, e dunque la sua vocazione anti-concorrenziale.

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Con Ordinanza del 26 luglio, emendata con provvedimento del 02 agosto 2017, il Tribunale di Roma ha sollevato questione di costituzionalità di alcune norme del contratto a tutele crescenti, con particolare riguardo all'assoluta inadeguatezza dell'indennità spettante al lavoratore illegittimamente licenziato.
I profili di contrasto con i principi costituzionali e di diritto comunitario del Jobs Act sono già stati da tempo evidenziati da Comma2, che è nata anche per contrastare quelle norme sul piano giudiziario.

Trib.-Roma-Ordinanza-26.07.2017-Est.-Cosentino-Incostituzionalità-Tutele-Crescenti  << Download File .pdf >>

 

enzo martinoIl 20 luglio Enzo Martino è stato sentito, assieme ad altri tre esperti, sulla Carta dei Diritti della Cgil e sul Progetto di Legge N. 4388 di riforma dell'articolo 18 Statuto dei Lavoratori.
In tale occasione l'Avv. Martino ha illustrato alla Commissione Lavoro della Camera, presieduta dall'On. Damiano, alcune criticità del Progetto Laforgia, e nel contempo ha indicato tre priorità di intervento urgente in materia di:
1. Regime sanzionatorio in caso di licenziamento illegittimo
2. Acausalità dei contratti a tempo determinato e di somministrazione
3. Accesso alla giustizia
Ecco il testo integrale del documento consegnato alla Commissione, nel quale viene anche presentata Comma2. >> Download File .pdf <<


Giovedì 20 Luglio 2017 ore 13:30
Camera dei Deputati - COMMISSIONE LAVORO
Licenziamento illegittimo, audizione esperti
>>Diretta streaming dell'avvenimento - Video<<


 

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