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È possibile porre un freno alla deriva che sta mettendo a dura prova i diritti dei lavoratori?

È possibile ricominciare a pensare a un diritto del lavoro diseguale, come quello che i legislatori
del 1970 avevano pensato per i lavoratori di allora ?

È possibile pensare nuovamente a un diritto del lavoro che abbia come primo obiettivo quello di ridurre le diseguaglianze tra datori di lavoro e lavoratori ?
Noi pensiamo che si possa.
Anzi, pensiamo che si debba.
In questi anni ci hanno fornito spiegazioni dai toni apocalittici per giustificare la riduzione di tutele dei lavoratori (dalla fuga dei capitali stranieri alla dissoluzione del tessuto produttivo del paese).Solo sacrificando i lavoratori si poteva sperare di restare in Europa, alla pari con gli altri paesi, e solo riducendo le garanzie si poteva salvare l’economia nazionale.
La realtà ha dimostrato che nei fatti le cose non stavano e non stanno così. Per di più la riduzione delle tutele ha raggiunto livelli che la stessa UE ritiene non accettabili.La sanzione per un licenziamento totalmente ingiustificato è di ridottissimo impatto per le imprese, ma è soprattutto inefficace per risarcire il gravissimo pregiudizio determinato dalla perdita incolpevole del posto di lavoro.

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Riders - Nuove disposizioni normative

di Bartolo Mancuso

Con le presenti note, tento una prima spiegazione delle nuove disposizioni normative che interessano i “riders”. Preciso subito che alcune disposizioni non riguardano solo questi lavoratori ma anche le altre categorie.
Le nuove disposizioni sono state introdotte dalla legge in via definitiva dalla legge 128 del 2 novembre 2019, che ha convertito il Decreto Legge 3 settembre 2019, n.  101.
Per cogliere il senso delle norme è necessario fare un piccolo indietro

  1. La sentenza Corte di Appello di Torno n. 26 del .2.19

La legge interviene dopo che sulla questione della tutela dei Riders si era pronunciata, per la prima volta, la Corte di Appello di Torino con la Sentenza N. 26 del 4.2.19.
Alcuni riders addetti presso Foodora, formalmente autonomi assunti in forza di contratti di collaborazione coordinata e continuativa a tempo determinato, chiedevano di  accertare l’effettiva natura subordinata del rapporto di lavoro. La Corte di Appello di Torino, a differenza della sentenza di primo grado, che rigettava integralmente la domanda, ha ritenuto applicabile nel caso di specie l’art. 2 comma 1 dlgs 81/2015.
Tale norma rubricata “Collaborazioni organizzate dal committente” prevede che  “si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. “

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Quali tutele per i ciclo fattorini?

di Alberto Piccinini
Articolo pubblicato in contemporanea con Volere la Luna.

In quest’anno si sono susseguiti, in punto tutela dei ciclo fattorini (veri e propri nuovi elementi dello spazio urbano), alcuni interventi significativi.

Ha cominciato la Corte d’Appello di Torino che, con sentenza 4 febbraio 2019, ha ritenuto applicabile ai ciclo-fattorini di Foodora, l’art. 2 del decreto legislativo n. 81/2015 che estende la disciplina del rapporto di lavoro subordinato «anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro». La precisazione finale ha destato qualche dubbio interpretativo, come se si potesse immaginare una (improbabile) ipotesi in cui il committente organizza, ma non con riferimento ai tempi e luoghi di lavoro (caso in cui non si estenderebbero le tutele del lavoro subordinato e non sarebbe applicabile il processo del lavoro, limitato all’ipotesi dei collaboratori coordinati  e continuativi quando «nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente l’attività lavorativa»).

Poi, per cercare di mettere un po’ di ordine nel campo, con particolare riguardo ai lavoratori delle piattaforme, è intervenuto il decreto legge 3 settembre 2019 n. 101 (da convertire in legge entro il 2 novembre 2019) stabilendo espressamente che il citato articolo 2 decreto legislativo n. 81/2015 si applica «anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme anche digitali». Il decreto legge ha altresì regolamentato il compenso di questi lavoratori, stabilendo una forma di “cottimo calmierato”: «il corrispettivo per i lavoratori di cui al comma 1 può essere determinato in base alle consegne effettuate purché in misura non prevalente» e aggiungendo che «i contratti collettivi possono definire schemi retributivi modulari e incentivanti che tengano conto delle modalità di esecuzione della prestazione e dei diversi modelli organizzativi».

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Audizione in 10ª Commissione Senato

Bologna-Roma, 30 settembre 2019 

AUDIZIONE INFORMALE DI RAPPRESENTANTI DELL’ASSOCIAZIONE COMMA2 ALLE COMMISSIONI RIUNITE 10A E 11A DEL SENATO
NELL’AMBITO DELL’ESAME, IN SEDE REFERENTE, DEL DISEGNO DI LEGGE N. 1476 (CONVERSIONE IN LEGGE DEL D.L. 3 SETTEMBRE
2019 N. 101 RECANTE DISPOSIZIONI URGENTI PER LA TUTELA DEL LAVORO E PER LA RISOLUZIONE DI CRISI AZIENDALI).

VIDEO** Intervento del Presidente dell'Associazione Comma2 - Lavoro è Dignità, Avv. Alberto Piccinini.

RELAZIONE:
la relazione dell'intervento del Presidente Piccinini consegnata alla Commissione
è scaricabile cliccando sul seguente link:  << Download File .pdf >> 

 

 

 

 

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