É compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica economica e sociale del Paese. 
(Art. 3, comma 2, Cost.)

statuto lavoratori Nella notte di Capodanno del 1969 l’allora ministro del lavoro Giacomo Brodolini, padre dello Statuto dei lavoratori, così si rivolse ai lavoratori che occupavano da settimane una fabbrica chiusa per dissesto: “Come membro del governo della Repubblica italiana fondata sul lavoro, sento di dirvi che in un caso come questo il Ministro del lavoro non pretende di porsi, come tradizionalmente si dice, al di sopra delle parti, ma sta con tutto il cuore da una parte sola: dalla vostra parte, auspicando uno sbocco positivo alle vostre legittime rivendicazioni"

È possibile ricominciare a pensare a un diritto del lavoro diseguale, come quello che i legislatori del 1970 avevano pensato per i lavoratori di allora?
È possibile pensare nuovamente a un diritto del lavoro che abbia come primo obiettivo quello di ridurre le diseguaglianze tra datori di lavoro e lavoratori e tra i lavoratori stessi?
Noi pensiamo che si possa. Anzi, pensiamo che si debba.

Chi siamo.
Comma2 nasce nel giugno 2017 dall’idea di riunirsi al capezzale del diritto del lavoro per confrontarsi sulle cure necessarie per rivitalizzarlo. Lo scopo della nostra associazione infatti è quello di restituire dignità al lavoro - dignità fortemente messa in discussione dalla legislazione dell'ultimo ventennio - non solo nella sua forma “stabile” ma anche nelle tante forme di lavoro autonomo e/o precario.
Il nome che abbiamo scelto evoca i valori di libertà, dignità umana, eguaglianza sostanziale sanciti nel secondo comma degli articoli 3 e 41 della Costituzione, valori ripresi nel nostro Statuto.

I primi risultati delle nostre iniziative.
In questi anni la nostra Associazione ha operato su più fronti.
Ha tentato di costruire un rapporto con partiti ed associazioni sindacali presentando le proprie proposte, e nostri rappresentanti sono stati sentiti in molteplici audizioni parlamentari sia alla Camera che al Senato.
Inoltre, molti nostri associati sono stati tra i protagonisti di importanti battaglie giudiziarie, nei Tribunali e nella Corti d'appello di tutto il Paese, ma anche avanti la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione, portando a risultati significativi in tema di licenziamenti, contrasto alla precarietà ed in genere di tutela dei diritti dei lavoratori.

Sul nostro sito sono stati ospitati contributi importanti di insigni studiosi e, nella sua Area riservata, grazie al generoso apporto di moltissimi nostri soci, abbiamo creato un utilissimo archivio di giurisprudenza innovativa e di atti giudiziari non altrimenti reperibili.
La nostra mailing list ha rappresentato un importante strumento di confronto interno e di scambio di informazioni ed esperienze.

Le prospettive.
Non c'è dubbio che, dal momento della nostra nascita, si sia assistito ad una sia pur timida inversione di tendenza anche della legislazione in materia di lavoro, che, con il contributo 
importante della Corte Costituzionale, ha portato un parziale smantellamento dell'impianto del Jobs Act.
Questi risultati positivi però non bastano ancora, in quanto i nostri obiettivi  fondamentali sono ben lontani dall'essere stati raggiunti.
La reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato, unica misura tale da rendere effettiva ogni altra tutela, non è stata infatti riproposta al centro del sistema, che resta fondamentalmente incentrato su misure meramente indennitarie, sia pure meno irrisorie di quelle originariamente previste dal Jobs Act del Governo Renzi.

La totale gratuità del processo del lavoro non è stata ripristinata dal legislatore, nonostante l'impegno della nostra associazione e nonostante la sentenza della Corte costituzionale n. 77/2018.

Pertanto non intendiamo demordere, in particolare in questo difficile periodo nel quale la pandemia ci ha drammaticamente 
dimostrato che è quanto mai necessario un sistema universalistico di tutele per i più deboli ed i più esposti.
La situazione nell'ultimo anno non è precipitata soltanto grazie ad alcune coraggiose misure adottate dal Governo, quali la generalizzazione della CIG ed il blocco dei licenziamenti economici, ma ciò non ha potuto impedire che, come sempre, i primi a pagare siano stati i precari ed i meno tutelati.
In un'epoca di grandi e rapidissimi mutamenti, si avverte in misura ancora maggiore la necessità di condurre la battaglia, politica e culturale, per cui è nata Comma2.

Confidiamo che continuino ad aderire alla nostra Associazione non solo avvocati, ma anche docenti (universitari e non), giornalisti, ex magistrati, sindacalisti, operai, impiegati, quadri, pensionati, studenti, disoccupati, inoccupati, cittadini comuni che abbiano a cuore gli scopi sociali e intendano impegnarsi nel perseguirli.

BACHECA


CORTE COSTITUZIONALE

Sentenza della Corte Costituzionale del 22.7.2022 n. 183

PUBBLICHIAMO LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE  N. 183 DEL 22 LUGLIO 2022, NELLA QUALE  SI DA' ATTO DELLE OSSERVAZIONI DEPOSITATE DALLA NOSTRA ASSOCIAZIONE COMMA2 - LAVORO E' DIGNITA', con il video dell'udienza di  discussione del 7 giugno scorso


Comunicato Corte Cost. 22 luglio 22 su piccole imprese

<< Download File .pdf >>

Pronuncia_183_2022
<< Download File .pdf >>

Video

AUDIZIONE CAMERA DEI DEPUTATI

Roma, 03 novembre 2021

AUDIZIONE INFORMALE PRESSO XI COMMISSIONE (LAVORO PUBBLICO E PRIVATO) SU C.2282 E ABB. DISPOSIZIONI IN MATERIA DI LAVORO AGILE E DI LAVORO A DISTANZA 

Camera dei deputati - Registrazione video.

In rappresentanza dell'Associazione Comma2:
avv. Bruno Del Vecchio.

MEMORIA AUDIZIONE
Autore:  avv. Bruno Del Vecchio.
scaricabile cliccando sul seguente link: << Download File .pdf >>

AUDIZIONE SENATO

Martedì 11 maggio 2021

Commissione Lavoro, previdenza sociale - Ufficio di Presidenza

Parità di retribuzione tra uomini e donne

Audizioni in videoconferenza di esperti e di rappresentanti di Unilavoro e Federdistribuzione sull'Atto comunitario COM(2021) 93 def (Proposta di direttiva del Parlamento europeo su principio della parità di retribuzione tra uomini e donne sul lavoro attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi)

Audizione della Prof.ssa Donata Gottardi  quale esperta designata dell’associazione Comma2.

LINK VIDEO (webtv.senato.it)

AUDIZIONE SENATO

Martedì 11 maggio 2021

Commissioni riunite 7a e 11a - Ufficio di Presidenza
Statuto delle arti e dei lavoratori nel settore della cultura

Audizioni (in videoconferenza) sui ddl nn. 2039-2090 e 2127 (Statuto delle arti e dei lavoratori nel settore della cultura)

 ore 12.30: Associazione Comma 2

In rappresentanza dell’associazione Comma2
Avv. Francesco Andretta

LINK VIDEO (webtv.senato.it)

  • Home
  • Interventi

Frazionamento produttivo e assunzioni precarie tra le cause del peggioramento delle condizioni lavorative

Associazione Comma2 – Lavoro è Dignità

I lavoratori oggi sono di fatto più ricattabili. Conseguentemente le retribuzioni sono più basse ed i luoghi di lavoro meno sindacalizzati e più insicuri. Ciò soprattutto in alcuni macro settori produttivi quali il tessile, la logistica, i trasporti e l’agricoltura.

Fatti di cronaca ormai quotidiani, rapporti istituzionali e analisi effettuate per monitorare gli andamenti dei livelli retributivi parlano chiaro, fotografano una situazione obiettiva che non lascia spazio a diverse e più edulcorate letture sullo stato in cui oggi si trova il mondo del lavoro.

Le cause di un tale regresso sono ovviamente moltissime. Ma non v’è dubbio che tra queste vi siano due fenomeni che dalla fine degli anni novanta, più precisamente a partire dal cosiddetto pacchetto Treu, hanno goduto di progressiva “fortuna”, a detrimento però dei diritti e della dignità dei lavoratori: la frammentazione della filiera produttiva ed il massiccio utilizzo di forme di lavoro precario.

Entrambe le tendenze hanno avuto come obiettivo non dichiarato, ma certamente quanto meno immaginato, quello di spaccare, letteralmente e nei fatti, la c.d. “classe lavoratrice”. Lavoratori che non si parlano, che attraversano per poco tempo i luoghi di lavoro, non sindacalizzati, sono lavoratori più ricattabili, meno consapevoli dei propri diritti, meno interessati o addirittura impossibilitati a far valere le proprie pretese, meno pronti a preoccuparsi del rispetto delle regole sulla sicurezza. In una parola, più facilmente sfruttabili.

Aumentare i controlli ispettivi, inasprire sanzioni, sono tutte misure necessarie, ma non possono incidere realmente su un sistema in cui i lavoratori non possono, non sanno o non vogliono farsi parte attiva nella difesa e pretesa dei propri interessi e diritti.

Attraverso il pur legittimo utilizzo di contratti di appalto, di fornitura e di somministrazione di lavoro, le grandi aziende segmentano la produzione e si avvantaggiano del risultato finale garantendosi indubbi vantaggi. Nello specifico ottengono l’abbassamento del costo del lavoro e la deresponsabilizzazione in ordine alla violazione dei diritti sindacali, delle norme sulla sicurezza sul lavoro ed alle conseguenze per licenziamenti illegittimi.  L’abbassamento del costo del lavoro dipende anch’esso da moltissimi fattori. Spesso le aziende poste alla base della piramide produttiva applicano minimi salariali più bassi di quelli previsti dalla capofila, spesso sono aziende con meno lavoratori e quindi statisticamente meno sindacalizzate e/o con tutele meno incisive sul piano dei licenziamenti illegittimi, spesso si tratta di imprese che adottano forme societarie che rendono vani i tentativi di azione nei loro confronti.

Continua a leggere

  • Interventi

Contratti “pirata” all’attacco dei diritti dei riders

di Bartolo Mancuso

Dovevano essere gli apripista di una nuova stagione di lavoretti, fatti per hobby, dove il lavoratore è  autonomo, arrotonda felice, non è costretto ad una scrivania, anzi fa un po' di sport.  

Ma qualcosa è andato storto nel racconto studiato a tavolino.  I lavoratori hanno protestato, l’opinione pubblica ha aperto gli occhi e i riders sono diventati il simbolo dei nuovi lavori senza tutele e senza sicurezza.

Questa felice alchimia ha contribuito all’attivazione del sistema giudiziario.

Così, la Corte di Cassazione (Sentenza 1663 del 24 gennaio 2020) ha stabilito che  ai riders si applica l’ art. 2, d. lgs 15 giugno 2015, n. 81 che estende le tutele del lavoro subordinato (retribuzione minima, malattia, infortuni ecc..) alle collaborazioni che sono organizzate dal datore di lavoro.  

E’ ormai chiaro che la piattaforma digitale non è un moderno video gioco ma lo strumento di direzione dei lavoratori.

Il novo corso è arrivato fino al Governo Conte 1, che ha varato il primo intervento che dopo molti anni ha scontentato le imprese, il  Decreto Dignità (D. L., 3 settembre 2019, n. 101 convertito con modifiche dalla legge 2 novembre 2019, n. 128) che, da una parte,  ha ulteriormente rafforzato art. 2, d.lgs 15 giugno 2015, n. 81, dall’altra, ha previsto delle nuove  tutele per i lavoratori delle piattaforme anche laddove il rapporto di lavoro risulti autonomo (artt. 47 bis e ss d.lgs 15 giugno 2015, n. 81).

Ma una parte delle imprese è corsa ai ripari, con la stipulazione di contratti collettivi “pirata” che mirano a impedire che i lavoratori delle piattaforme siano considerati subordinati, facendo leva sulla funzione derogatoria che  l’art. 2 d.lgs 81/2015 affida “agli  accordi  collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali  comparativamente  piu' rappresentative sul piano nazionale”.

Ma i contratti si fanno in due, e la prima a prestarsi a questa operazione è stata l’ UGL, pronta a sottoscrivere che i Riders sono lavoratori autonomi.

Ancora più grave il caso degli Shopper, i nuovi riders che consegnano la spesa. Qui, dopo il rifiuto dei sindacati confederali di stipulare un accordo, in pochi giorni è sorto un nuovo sindacato degli shopper che, senza neanche un secondo di sciopero, ha chiuso un accordo. Anche qui, ovviamente, si esclude la natura subordinata dei rapporti di lavoro.

I Tribunali hanno stigmatizzato queste condotte (es. Tribunale di Bologna in data 30 giugno 2021, Tribunale di Milano con il Decreto 8609.2021), ma il problema andrebbe risolto alla radice.

In generale, occorre una legge sulla rappresentanza sindacale, che risolva a monte il tentativo di singole sigle nazionali, prive di adeguato consenso e che non hanno svolto un effettiva azione vertenziale,  di sottoscrivere accordi con l’obiettivo di applicarli alla generalità dei lavoratori.

Nello specifico, un tempo era chiaro che i contratti collettivi avevano il compito di strappare migliori condizioni di lavoro, ma oggi, troppo spesso sono il viatico per misure peggiorative. E allora, sarebbe giusto abrogare la disposizione che consente ad accordi sindacali (ovviamente diversi da quelli accennati) di negare l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato ai lavoratori delle piattaforme.

Un scelta chiara, che guarderebbe al futuro con la lente dei diritti.

  • Interventi

Le cause di lavoro diminuiscono sempre di più

Comma2 – Lavoro è Dignità

           La considerevole diminuzione delle cause di lavoro è la percezione che molti di noi hanno, ormai da tempo. È una percezione corretta? Per dare una risposta a questa domanda, l’Associazione Comma2 Lavoro è Dignità ha analizzato i dati forniti dal Ministero della giustizia e ne ha fatto tema di discussione all’ultima assemblea tenuta a Bologna nell’ottobre scorso. I dati studiati partono dal 2014 e arrivano al 2021 e quella che era la percezione di partenza, ha trovato il suo concreto riscontro: in questo arco temporale la diminuzione media su tutto il territorio nazionale è notevole, senza precedenti.

           Nel 2014 sono stati iscritti a ruolo (considerando insieme tribunali e corti di appello di tutto il territorio nazionale) 404.144 procedimenti complessivi in materia di lavoro (ordinari, speciali, ingiunzioni, rito Fornero, ecc.) Nel 2021, 257.512. La flessione in percentuale dal 2014 al 2021, costante nel tempo, si attesta a circa il 36%.

Questo il dato generale. Ma il Ministero indica anche dati disaggregati, per “gruppi” di controversie in virtù della loro natura.

Se prendiamo, ad esempio, i dati per le iscrizioni a ruolo per rapporti da privato (così definito), questi sono i numeri nel corso degli anni (totalità dei tribunali e delle corti di appello italiani): anno 2014, 84.236; 2015, 74.674; 2016, 72.309; 2017, 66.811; 2018, 63.603; 2019, 62.501; 2020, 55.040, 2021, 55.238. Una leggera risalita – ma minima – si verifica confrontando i numeri del 2020 con il 2021, ma il 2020 è stato l’anno del lockdown, dei tribunali chiusi per oltre due mesi. Il crollo, si può ormai dire, è strutturale ed è analogo per tutti gli ulteriori ambiti.

Continua a leggere

  • Interventi

Durata massima, decadenza e fraudolenza nei contratti a termine: le cinque vie della nomofilassi neotomista

di Francesco Andretta
Articolo pubblicato sulla rivista Labor.

Del tutto peculiare sono le fattispecie rappresentate dalla successione reiterata dei rapporti o contratti a termine o dei contratti di somministrazione a tempo determinato e della applicabilità o meno dell’istituto della decadenza legale.

La questione, alquanto altalenante nella sua soluzione sul territorio nazionale e molto dibattuta nel merito, è stata disaminata, quanto alla somministrazione a termine, a diverse riprese dalla S.C. con conclusioni ed iter logico-giuridico del tutto diversi tra di loro.

  1. In prima battuta, la Cassazione, con la sentenza n. 27758/2020, ha ritenuto applicabile all’istanza di tutela avverso il divieto di superamento della durata massima l’istituto della decadenza, assumendo, con una motivazione autoreferenziata, che “in ogni caso, è pacifico che la impugnativa va proposta alla cessazione del contratto per effetto del quale o nel corso del quale si determina il superamento del detto termine, essendo evidente la liceità dei singoli contratti a termine sotto ogni profilo di legge quanto meno prima della stipula del contratto che determina il superamento del termine dei 36 mesi, che comporta il sorgere di un onere per il lavoratore di contestare stragiudizialmente la violazione di legge;” (capo 3.2),

Ossia, che il lavoratore che intende avvalersi della trasformazione a tempo indeterminato di una serie reiterata abusiva di contratti di contratti a termine deve impugnare il contratto a termine, entro lo spirare dei termini che decorrono dalla fine del contratto (ed a seconda della legislazione tempo per tempo vigente) che ha determinato il superamento della durata massima (nel caso di specie 36 mesi).

Continua a leggere

  • Interventi

Licenziamenti illegittimi: cosa è cambiato negli ultimi 10 anni

di Alberto Piccinini
Articolo pubblicato su Questione Giustizia. 

Un bilancio della normativa in materia di licenziamenti con particolare riguardo ai limiti alla tutela reintegratoria che la Legge Fornero del 2012 e il Jobs Act del 2015 hanno ritenuto di introdurre, in parte messi in discussione dalle modifiche ai testi di legge da parte della Corte costituzionale e dall’interpretazione delle stesse norme da parte dei giudici di merito e di legittimità. Sicuramente ne è risultato un ampliamento delle tutele, ma non tale da far ritenere ripristinata la “tutela reale” del posto di lavoro, così come era garantita dal testo originario dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, che, a fronte dell’accertata illegittimità del recesso, prevedeva la completa reintegrazione nella posizione giuridica pre-esistente fatta illegittimamente cessare. Da ciò consegue il ribadito principio della non decorrenza della prescrizione dei crediti di lavoro in costanza di rapporto. 

Alcune recenti decisioni della Corte costituzionale e della Corte di cassazione ci forniscono l’occasione per “fare il punto” su una materia che nell’ultimo decennio ha subito notevoli modifiche, nella ricerca del bandolo di una matassa piuttosto aggrovigliata. Se, infatti, la materia del diritto del lavoro è specialistica, quella dei licenziamenti costituisce una ulteriore “casella” che impone un continuo aggiornamento a fronte delle mutevoli interpretazioni giurisprudenziali rispetto alle “novità” legislative.

 | L'intero articolo è scaricabile cliccando sul seguente link: << Download File .pdf >> 

  • Interventi

La Cassazione ripensa il lavoro tramite agenzia interinale

di Antonio Carbonelli
Articolo pubblicato sul Blog de Il Fatto Quotidiano.

Un altro tassello si aggiunge al contrasto alla distruzione del diritto del lavoro provocata dalla teologia economica liberista.

Con le sentenze 22861, 23490, 23494, 23495, 23497, 23499 e 23531 del luglio scorso, la Corte di cassazione ha smontato altrettante sentenze della Corte d’appello di Brescia in tema di lavoro tramite agenzia interinale (come lo chiama la legislazione europea), o somministrazione di manodopera (come lo chiama la legislazione italiana).

In tal modo la Suprema Corte italiana ha recepito i principi imposti dalla Corte di Lussemburgo con due sentenze del 14.10.20 e del 17.3.22.

Dov’è la novità? Molto semplice: la Cassazione italiana si era spinta a dire che il requisito della temporaneità dell’esigenza produttiva sottostante non [sarebbe] richiesto dall’ordinamento nazionale (cass. 3466/17) e che la Direttiva 2008/104/CE, relativa al lavoro tramite agenzia interinale … a differenza della Direttiva 1999/70/CE, non [porrebbe] l’obiettivo della prevenzione dell’abuso del ricorso alla somministrazione (cass. 6152/18), e alcuni giudici che la disciplina normativa della somministrazione consent[irebb]e la successione dei contratti senza alcuna soluzione di continuità e senza alcun limite di tempo, legittimando la precarizzazione ad vitam.

Continua a leggere

  • Interventi

Prescrizione dei crediti di lavoro: la Cassazione stabilisce un importantissimo principio

di Alberto Piccinini e Eugenia Tarini
Articolo pubblicato sul Blog de Il Fatto Quotidiano.

Con sentenza n. 26246 del 6 settembre 2022 la Cassazione ha stabilito un importantissimo principio di diritto relativo alla data da cui far decorrere la prescrizione per i crediti di lavoro. Quella che potrebbe erroneamente sembrare una astratta questione tecnico-giuridica ha invece una portata applicativa molto concreta per il portafoglio dei lavoratori e delle lavoratrici.

Cosa si intende con il termine prescrizione?

La prescrizione (in ambito civile) è l’istituto per cui un diritto non può più essere esercitato in conseguenza (e a causa) dell’inerzia del titolare. Per i crediti retributivi tale termine è di 5 anni, per cui se qualcuno durante tutto un quinquennio non ha mai rivendicato, che so, delle differenze retributive per aver svolto mansioni di livello superiore o del lavoro straordinario non pagato, non può più farlo.

E perché è previsto questo limite?

Il motivo dell’esistenza di questo istituto risiede non nel sadismo del legislatore, bensì nell’esigenza di certezza del diritto: si ritiene che nessuno possa essere esposto in eterno alla possibilità che qualcuno gli muova delle richieste economiche.

E da quando decorrono i 5 anni per rivendicare i crediti di lavoro?

Ed ecco che arriviamo al punto della nuova sentenza: ora i lavoratori dipendenti da aziende private con più di 15 dipendenti potranno rivendicare i crediti retributivi entro 5 anni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Continua a leggere

  • Interventi

ALLE CINQUE DELLA SERA (Lamento per Giuliano De Seta)

di Giovanni Giovannelli
Articolo pubblicato in contemporanea sul Blog del Colletivo Effimera.
Son cussì disgrazià che pianzo tanto,
Né so se gò dirito ai sfoghi e al pianto.si esaurisce.

Giacomo Ca’ Zorzi Noventa 
(Versi e poesie, pag. 173)     

(Milano, Edizioni di Comunità , 1956)

Alle cinque della sera, in un reparto della piccola fabbrica metalmeccanica BC Service, nel cuore del laborioso nord-est, a Noventa di Piave, è morto Giuliano De Seta, diciotto anni appena compiuti, ultimo anno all’Istituto Tecnico Leonardo Da Vinci (Portogruaro). Per poter conseguire il diploma il giovane studente doveva, necessariamente, documentare qualche centinaio di ore di prestazione gratuita nell’ambito del programma di alternanza scuola-lavoro; e così, alle cinque della sera, mentre stava eseguendo le tassative disposizioni ministeriali, Giuliano De Seta ha perso la vita, schiacciato da una lastra d’acciaio, solo, senza scampo. Lo demas era muerte y solo muerte a las cinco de la tarde.

La cosiddetta alternanza fu introdotta con una legge chiamata “buona scuola”, la 107/2015, commi da 33 a 45, quando ministro in carica era Stefania Giannini, in quota “tecnica” legata al gruppo parlamentare  del senatore Monti, durante il governo Renzi. Il comma 36 escludeva qualsiasi onere per la finanza pubblica e assegnava al dirigente scolastico la responsabilità di individuare le imprese presso le quali il lavoro gratuito obbligatorio si sarebbe in concreto materializzato, anche con riferimento ai problemi della sicurezza.  

Continua a leggere

Comunicato di Comma2 sui fatti di Piacenza

Com’è noto martedì 19 luglio 2022, all’alba, sono stati arrestati il coordinatore nazionale del SI Cobas e tre dirigenti piacentini della stessa organizzazione, oltre a due dirigenti dell’Usb: tutti, attualmente, ai domiciliari. Altri due sindacalisti indagati hanno ricevuto l’obbligo di firma e il divieto di dimora a Piacenza.

 Il 3 agosto si è tenuta a Bologna l’udienza per il Riesame sulla richiesta di libertà avanzata da tutti gli indagati.

Invero la maggior parte delle accuse (alcune, relative a condotte finalizzate a vantaggi personali, se accertate, non possono trovare giustificazione) sembrano riferirsi all’attività tipica  - quantomeno nella sua esperienza storica, anche a livello internazionale -  di un’organizzazione sindacale, quale aver alimentato “il conflitto all’interno dei magazzini, provocando scontri con la parte datoriale, con la cooperativa che appaltava la manodopera (…) così alimentando il proprio potere e, usciti vittoriosi dal conflitto, ottenendo l’affiliazione all’associazione di più lavoratori, assicurandosi i proventi di tessere e conciliazioni”.

Gli imputati sono accusati di creare ad arte o alimentare “situazioni di conflitto con la parte datoriale prendendo a pretesto ogni normale e banale problematica di lavoro risolvibile tramite fisiologici rapporti datore di lavoro/lavoratori” per fare picchetti (“illegali”) all’esterno degli stabilimenti interessati, per impedire ai mezzi di entrare e di uscire “anche occasionando scontri con le forze dell’ordine”, occupando la sede stradale, ponendo in essere azioni di “sabotaggio” (azionando l’interruttore di emergenza per interrompere l’azione dei macchinari), istigando i lavoratori a “forme di lotta sindacali illecite” (rallentamento dell’attività lavorativa; uso distorto e illegale della malattia).

Continua a leggere

 

 

SEDE

Via San Felice, 6
Bologna 40122 - Italia
Tel.: +39 349 2855 451
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 
Top

Comma2.it | All rights Reserved.