Interventi

LAVORO AGILE E RIVOLUZIONE IMPACCIATA

di Gianni Giovannelli
Articolo pubblicato sul Blog del Colletivo Effimera.
Basta, basta, basta
Portare sulla schiena la sottomissione!
Trema consorteria del capitale!
Tremate sulle fronti, corone!

Vladimir Majakovskij
(Bene!)
Milano, Feltrinelli, 1958, pag. 113 (traduzione di Giovanni Ketoff)

Secondo l’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano nel 2019 i lavoratori italiani utilizzati con la speciale normativa di cui al capo II (il c.d. lavoro agile) della legge 81/2017 (nata per incentivare la flessibilità) erano circa 570 mila, sempre e necessariamente a mezzo di una integrazione contrattuale approvata da entrambe le parti in ogni aspetto e clausola, comunque rescindibile con restaurazione della condizione precedente. A ben vedere non erano neppure pochissimi, ma si trattava pur sempre di una realtà ancora marginale con espansione lenta, mai davvero libera da un approccio sospettoso e prudente di entrambi i contraenti. L’Osservatorio era nato già nel 2012, prima dunque della legge 81/2017 e prima anche delle modifiche al sistema di controllo sui dipendenti introdotto nel 2015 con i Jobs Act. In ottobre 2017 questa forma di lavoro riguardava 305.000 addetti; in ottobre 2018 erano saliti a 480.000.
Un incremento costante, ma non impetuoso.
Ma in ottobre 2020, subito dopo il picco del contagio e l’irrompere della pandemia il medesimo Osservatorio registra una moltiplicazione straordinaria: sono ben 6.580.000 i lavoratori della pubblica amministrazione e delle imprese private coinvolti in questo diverso modo di rendere la prestazione. Poiché i dipendenti (i subordinati per intenderci) sono in Italia circa 18 milioni il fenomeno si era allargato a un terzo di questo insieme. Il numero era semplicemente decuplicato in soli 12 mesi, evento questo assolutamente imprevedibile in assenza del Covid, che, avrebbe osservato Marx, deve essere considerato esso stesso come una potenza economica. L’uso spregiudicato e innovativo dei decreti presidenziali (i c.d. d.p.c.m.) non è sufficiente a spiegare il fenomeno; per comprenderlo bisogna considerare l’ampio consenso alla legislazione emergenziale di contrasto alla pandemia, in sede parlamentare e dentro le strutture istituzionalmente rappresentative delle forze sociali. La manovra è stata rapida, senza provocare alcuna reazione da parte delle organizzazioni sindacali, più stupite e travolte dagli eventi che consapevoli di partecipare ad un piano complesso di trasformazione radicale della struttura produttiva. Per un verso si sono sostanzialmente proibiti gli scioperi e impedite le agitazioni sindacali, mediante ripetute delibere dell’Autorità Garante; per altro verso i decreti e le leggi hanno (per il momento temporaneamente: ma nel nostro paese nulla è più stabile del provvisorio) abrogato la legge 81/2017, liberalizzando e anzi promuovendo l’uso di prestazioni lavorative da remoto. La delegificazione ha reso superfluo l’accordo prima necessario; specie nel primo periodo lavorare da casa era apparsa l’unica via per conservare, almeno in parte, la retribuzione o evitare il licenziamento. Non ci possono essere dubbi, ove si guardi la realtà senza pregiudizi e per come essa è: dentro il serbatoio del lavoro subordinato questa è una novità rivoluzionaria, un mutamento radicale che non lascia intravedere come possibile un ritorno al prima. In un brevissimo lasso di tempo è accaduto l’imprevisto; sono stati travolti e archiviati in un battibaleno gli studi programmatici di sociologi, economisti, esperti aziendali. Le nostre case d’abitazione sono diventate luoghi di lavoro, l’esistenza è diventata il nuovo orario in cui prestare servizio. Dentro la crisi il capitalismo ha immediatamente compreso che era necessario individuare nuove opportunità di profitto, quale unica via per sopravvivere senza perdere il controllo del ciclo complessivo, l’egemonia. A costo di uno scontro interno fra diverse fazioni e fra progetti incompatibili. Il capitale legato alle merci immateriali è stato naturalmente il più lesto ad agire, indifferente come di consueto alla composizione di ogni singolo governo territoriale.

Continua a leggere

La Corte costituzionale “smonta” la legge Fornero sui licenziamenti economici rafforzando la tutela del posto di lavoro

di Alberto Piccinini*
Articolo pubblicato sul blog del Il Fatto Quotidiano.

Con la sentenza n. 59 pubblicata il 1 aprile 2010 la Corte Costituzionale ha stabilito che se il giudice dichiara illegittimo un licenziamento economico (per giustificato motivo oggettivo) perché “il fatto è manifestamente insussistente”, deve (e non semplicemente “può”) ordinare la reintegrazione.
Per comprendere la portata della decisione occorre ricordare che lo smantellamento del famoso art. 18 dello Statuto dei Lavoratori iniziato con la legge Fornero (legge n. 92 del 2012) e completato con il Jobs Act (D.lgs. n. 23 del 2015) aveva agito sul duplice fronte del licenziamento disciplinare e del licenziamento economico, prevedendo per entrambi - in caso di accertata ingiustificatezza - un’alternativa tra indennizzo economico e ripristino del rapporto di lavoro. Questa seconda possibilità trova applicazione in presenza di una “insussistenza del fatto”, che nel caso del licenziamento per motivo oggettivo deve anche essere “manifesta”: in tale ultima ipotesi, però, restava comunque al giudice la facoltà di scegliere l’indennizzo economico.
È su questo punto che il Tribunale di Ravenna ha sollevato la questione di costituzionalità della norma, accolta dalla Corte per una serie di motivi.

Innanzi tutto i giudici della Consulta ricordano che la necessità di circondare di doverose garanzie la perdita del posto di lavoro è rinvenibile nella Costituzione (art. 4 primo comma e art. 35), nella Carta dei diritti fondamentali dell’UE (art. 30) e nella Carta sociale europea (art. 24): molteplici possono essere i rimedi idonei a garantire una adeguata compensazione per il lavoratore arbitrariamente licenziato, ma il legislatore è pur sempre “vincolato al rispetto dei principi di eguaglianza e di ragionevolezza”.
A questo proposito, considerando che “l’esercizio arbitrario del potere di licenziamento … lede l’interesse del lavoratore alla continuità del vincolo negoziale e si risolve in una vicenda traumatica, che vede direttamente implicata la persona del lavoratore”, la Corte ritiene disarmonico e lesivo del principio di uguaglianza “il carattere facoltativo del rimedio della reintegrazione per i soli licenziamenti economici” palesemente ingiustificati.

Continua a leggere

Un anno di blocco dei licenziamenti: con sussurri e grida tra Ferragosto e Ognissanti

di Alberto Piccinini e Andrea Lassandari
Articolo pubblicato su Questione Giustizia del 18.11.2020

L’articolo 12, co. 9 e 10, del d.l. n. 137 del 28 ottobre 2020, ha recentemente prorogato «fino al 31 gennaio 2021» il c.d. “blocco” dei licenziamenti collettivi così come dei licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo, già introdotto dall’art. 46 del d.l. n. 18 del 17 marzo 2020[1].

Pochi giorni dopo d’altra parte la stampa ha dato notizia del fatto che il Presidente del Consiglio, in occasione di un incontro con i principali sindacati dei lavoratori, avrebbe promesso loro un ulteriore prolungamento del divieto fino alla fine di marzo, impegno che sembra verrà attuato con la legge di Bilancio 2021. Nel mentre verrebbero garantite alle imprese altre settimane di cassa integrazione o, in alternativa, esonero dai contributi.

Tutto dunque lascia pensare che l’inibizione, disposta per legge, del potere di recesso unilaterale del datore, a fronte di ragioni connesse alla organizzazione delle sue attività, finisca con il durare (almeno?) un anno. Contemporaneamente appare emergere un legame tra questa scelta, con pochi precedenti nella storia della Repubblica, e l’evoluzione della pandemia, tornata da ultimo assai preoccupante.

 | L'intero articolo è scaricabile cliccando sul seguente link: << Download File .pdf >> 

Rider - Sentenza Giudice del lavoro di Palermo 24 novembre 2020

di Enzo Martino
Articolo pubblicato in contemporanea con Volere la Luna.

Ha destato molto clamore la sentenza con la quale il Giudice del lavoro di Palermo il 24 novembre 2020 ha dichiarato la natura subordinata del rapporto di lavoro di un rider che operava sotto la direzione dell'algoritmo gestito dalla società Foodinho (meglio nota con il marchio “Glovo”).
E' infatti la prima decisione del genere in Italia ed è giunta inaspettata perché la strada che giurisprudenza e legislatore avevano sinora tracciato per dare finalmente delle tutele  anche ai lavoratori della GIG economy era assai diversa.
Dopo alcune sentenze del tutto negative di alcuni Tribunali, la Corte d’Appello di Torino aveva operato un primo passo con  la sentenza del 4 febbraio 2019 nella quale aveva ritenuto applicabile ai ciclo-fattorini di Foodora l’art. 2 del decreto legislativo n. 81/2015, che estende la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro personali, continuative e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente.
Questa decisione era stata poi confermata dalla Cassazione con la decisione n. 1663 del 24 gennaio 2020, anche se con una motivazione in parte differente (si veda: I rider hanno diritto a tutte le tutele del lavoro subordinato: parola di Cassazione, in Volerelaluna.it).

Continua a leggere

Le deroghe al blocco dei licenziamenti

di Filippo Aiello

LE DEROGHE AL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI, L’ACCORDO COLLETTIVO AZIENDALE DI INCENTIVO ALLA RISOLUZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO: BREVI OSSERVAZIONI SUSCITATE DA UNA LETTURA TESTUALE.

  1. Il terzo comma dell’art. 14 del decreto agosto (n. 104/2020) prevede che le «preclusioni e le sospensioni di cui ai commi 1 e  2 non si applicano» in presenza di alcune condizioni legali. Fra queste vi è la stipulazione di un «accordo collettivo aziendale … di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro».
  2. L’effetto della stipulazione dell’accordo anzidetto secondo il testo della norma è la «non applicazione» delle preclusioni e sospensioni previste nei commi 1 e 2.
    Quali sono queste preclusioni e sospensioni?

| L'intero documento è scaricabile cliccando sul seguente link: << Download File .pdf >> 

La discriminazione corre su due ruote

di Giulia Municchi
Tirocinante ex art. 73 d. l. 69/2013 Sezione Lavoro Tribunale Bologna
1. Introduzione 

Con l’ordinanza nel fascicolo n. 2949\2020 sez. Lav. Trib. Bologna depositata il 31/12/2020, il Tribunale di Bologna ha compiuto un ulteriore passo sulla strada della tutela degli ormai famosissimi riders, ossia i fattorini su due ruote che consegnano cibo e altri beni a domicilio in base alle ordinazioni dei clienti inserite nella propria piattaforma digitale di riferimento. In particolare, il tema trattato in questa sede è quello della discriminazione ai fini delle libertà sindacali, non certo meno importante della celebre questione dibattuta sia in dottrina sia in giurisprudenza – nazionale ed estera – relativa all’inquadramento contrattuale e alle conseguenti tutele riconoscibili a questa particolare categoria di lavoratori.

2. I fatti di causa 

Nello specifico, il ricorso innanzi alla Sezione Lavoro del Tribunale di Bologna era stato presentato ai sensi dell’art. 5, co. 2, d.lgs. n. 216/2003 in data 16/12/2019 dalla Federazione Italiana Lavoratori dei Trasporti - Filt Cgil di Bologna, la Filcams Cgil di Bologna e la Nidil Cgil Bologna, le quali convenivano in giudizio la piattaforma digitale Deliveroo Italy SRL al fine di accertare la natura discriminatoria del sistema di prenotazione dei turni di lavoro predisposto dalla società, con conseguente riconoscimento del diritto al risarcimento del danno e rimozione degli effetti dannosi della condotta contestata.

| L'intero articolo di Giulia Municchi - scaricabile cliccando sul seguente link: << Download File .pdf >> 
| Ordinanza Tribunale di Bologna contro Deliveroo - scaricabile cliccando sul seguente link: << Download File .pdf >>  


 

Proroga del blocco dei licenziamenti nel decreto legge “agosto”: grande è la confusione sotto il cielo

di Alberto Piccinini e Stefania Mangione
Articolo pubblicato in contemporanea con "Il Fatto Quotidiano"

La non chiara formulazione dell’art. 14 del d.l. 104/2020 (c.d. decreto agosto) nel definire i confini della proroga del divieto di licenziamenti collettivi e individuali per motivo oggettivo ha già dato spazio a interpretazioni finalizzate a limitarne la portata e/o attenuarne le conseguenze.

Abbiamo assistito a delle prime interpretazioni, prevalentemente pubblicate sul quotidiano Sole 24 ore e già in parte autorevolmente contestate (Scarpelli), secondo le quali:

a) il divieto di licenziamento non opererebbe qualora l’azienda non possa o non voglia ricorrere alla sospensione dei lavoratori o alla riduzione del loro orario, ove decida di modificare in modo strutturale l’organizzazione dell’impresa - e quindi per eventi non riconducibili all’emergenza Covid-19 - chiudendo, ad esempio, un ufficio o un reparto al quale sono addetti meno di 5 dipendenti (Maresca, Tucci, Zambelli, Verzaro);

b) la revoca di cui al quarto comma dell’art. 14, possibile per tutti i licenziamenti intimati nell’anno 2020 (e quindi anche per quelli effettuati tra l’1 e il 23 febbraio 2020 sino al 31 dicembre 2020), potrebbe essere effettuata anche nel corso di una causa fino a poco prima del provvedimento del giudice, senza oneri o sanzioni (Maresca, Verzaro);

Continua a leggere

  • Interventi

Un ricordo (molto personale) del prof. Luigi Mariucci

di Alberto Piccinini 
Articolo pubblicato su Questione Giustizia del 15/12/2020 (www.questionegiustizia.it)

Non intendo parlare dei meriti scientifici di Luigi Mariucci: altri, ben più titolati di me, lo faranno, e comunque per lui parlano i suoi scritti. Mi limiterò quindi a ricordi personali.
In teoria i nostri destini professionali non avevano motivo di incontrarsi: lui, accademico puro, non aveva mai esercitato la professione di avvocato (sarebbe stato un ottimo avvocato…), attività svolta dal sottoscritto con altrettanta esclusività.
Ci univa, però, la stessa convinzione che, con il nostro lavoro, potessimo svolgere quella “militanza politica” che aveva caratterizzato la nostra giovinezza, e avevamo entrambi individuato nel diritto del lavoro un terreno che ci consentiva di poterlo fare “dalla parte dei più deboli”.
E così il giovane professor Mariucci negli anni ottanta fu, con Stefania Scarponi, consulente delle FIOM di Bologna, per poi divenire autorevole membro della Consulta Giuridica nazionale della CGIL (insieme con Massimo d’Antona, Giorgio Ghezzi, Piergiovanni Alleva, Amos Andreoni, Franco Carinci, Giuseppe Ferraro, Mario Giovanni Garofalo, Massimo Roccella, per citarne solo alcuni), costituita nel 1987 anche per elaborare “il punto di vista” tecnico-giuridico della CGIL. Il suo contributo, sempre caratterizzato da un costruttivo spirito critico, è stato essenziale, in particolare, nello studio della rappresentanza in azienda e della democrazia sindacale, che ha poi portato all’accordo interconfederale del 1993 sulle RSU.

Continua a leggere

Proroga del blocco dei licenziamenti. Per favore diamone interpretazioni ragionevoli

di Franco Scarpelli

In pieno Ferragosto ci è arrivato sulle scrivanie e nei computer il d.l. 104, e con esso l’attesa soluzione di compromesso sul tema del divieto dei licenziamenti economici (art. 14). Nonostante i pensieri ancora alle vacanze, è già vivace la discussione, con le letture interpretative più varie e con toni talvolta anche molto accesi.

Va bene, la norma poteva essere scritta meglio, lo diciamo da decenni per gran parte delle novità legislative: ma solo una visione tecnocratica e irrealista dei meccanismi istituzionali può far pensare che sia un tema di competenze soggettive, invece che un problema dei processi di formazione della normativa, sui quali incidono fattori politici, pressioni dei soggetti economici e sociali, lobbies, contrappesi provenienti dalle varie forze politiche, ecc.

Anche per tale ragione, però, all’interprete tocca una particolare responsabilità, che è quella di tentare letture equilibrate, a prescindere dal giudizio politico che si voglia dare della disciplina, e non tutte quelle che sto leggendo mi sembrano tali (ma immagino che altri potranno dirlo della mia…).

L’elemento da cui partire è che siamo di fronte, come dice la rubrica dell’art. 14, ad una “proroga” della disciplina dei licenziamenti già dettata dal “Decreto cura Italia” e modificata dal “Decreto rilancio”: continuità testimoniata dalla lettera della disciplina che ai commi 1 e 2 dice che (salvo quanto si dirà sul nuovo regime) “resta precluso” l’avvio e la prosecuzione delle procedure di riduzione del personale, così come “resta preclusa” la facoltà di procedere a licenziamenti per giustificato motivo oggettivo.

Continua a leggere

SEDE

Via San Felice, 6
Bologna 40122 - Italia
Tel.: +39 349 2855 451
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 
Top

Comma2.it | All rights Reserved.