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solano2
È possibile porre un freno alla deriva che sta mettendo a dura prova i diritti dei lavoratori?

È possibile ricominciare a pensare a un diritto del lavoro diseguale, come quello che i legislatori
del 1970 avevano pensato per i lavoratori di allora ?

È possibile pensare nuovamente a un diritto del lavoro che abbia come primo obiettivo quello di ridurre le diseguaglianze tra datori di lavoro e lavoratori ?
Noi pensiamo che si possa.
Anzi, pensiamo che si debba.
In questi anni ci hanno fornito spiegazioni dai toni apocalittici per giustificare la riduzione di tutele dei lavoratori (dalla fuga dei capitali stranieri alla dissoluzione del tessuto produttivo del paese). Solo sacrificando i lavoratori si poteva sperare di restare in Europa, alla pari con gli altri paesi, e solo riducendo le garanzie si poteva salvare l’economia nazionale.
La realtà ha dimostrato che nei fatti le cose non stavano e non stanno così.
Per di più la riduzione delle tutele ha raggiunto livelli che la stessa UE ritiene non accettabili. La sanzione per un licenziamento totalmente ingiustificato è di ridottissimo impatto per le imprese, ma è soprattutto inefficace per risarcire il gravissimo pregiudizio determinato dalla perdita incolpevole del posto di lavoro.
I principi affermati dagli organismi europei sono la proporzionalità (la limitazione di un diritto è giustificata solo se necessaria a tutelarne un altro di pari valore e solo se non esistono altre vie per perseguire tale finalità: principio che, se applicato al licenziamento, implica un rigoroso bilanciamento tra esigenze della produzione e diritto al lavoro, fondato sul criterio dell’extrema ratio) e la effettività (per il quale la sanzione per la violazione di un diritto deve avere il carattere dell’adeguatezza e della dissuasività). C’è qualcuno che si senta di affermare che la normativa introdotta con il D.Lgs. 23 del 2015 rispetti questi principi?

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Intervista ad Alberto Piccinini Presidente dell'Associazione "Comma2".
Andata in onda su Isoradio in data 11 gennaio 2018.




Audio

Fulvio Perini

Ho terminato le mie attività di collaborazione con la parte lavoratori dell’Organizzazione internazionale del lavoro nel novembre 2015. Dalla primavera del 2016 mi sono impegnato nel comitato piemontese per la difesa della Costituzione nella battaglia per il NO alle modifiche costituzionali in una attività quasi esclusivamente rivolta ai lavoratori. Personalmente, c’era anche la curiosità di riscoprire un mondo che avevo lasciato anni prima.

Svolgerò il mio intervento su questa esperienza e su alcune riflessioni indotte.

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Nino Raffone

Il prossimo 7 marzo 2018 la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulle ordinanze di rinvio dei Tribunali di Torino e di Reggio Emilia, sulla legittimità costituzionale dell’art. 92, comma 2 cpc, relativo alla condanna della parte soccombente al pagamento delle spese legali, con riferimento agli artt. 3, 24, 111 della Costituzione.

Siamo tutti consapevoli che la rilevante diminuzione delle vertenze giudiziarie in materia di lavoro dipende in grande misura dal fatto che i lavoratori, ove dichiarati soccombenti, vengono condannati al pagamento delle spese legali,  in cifre che equivalgono a varie mensilità delle loro retribuzioni. La paura della condanna blocca il legittimo desiderio di tutelare un diritto, di contestare un sopruso.

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