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Il Tribunale di Firenze revoca i nuovi licenziamenti dei lavoratori ex GKN, ma serve l’intervento pubblico.

di Silvia Ventura
Articolo pubblicato in contemporanea con Volere la Luna.

La procedura di licenziamento collettivo avviata lo scorso 18 ottobre 2023 dalla ex GKN di Campi Bisenzio viene revocata dal Tribunale di Firenze, stesso esito dei licenziamenti annunciati il 9 luglio 2021.
La società, neo denominata dalla nuova proprietà subentrata al fondo finanziario Melrose Industries nel dicembre del 2021 niente meno che Fiducia nel Futuro della Fabbrica a Firenze s.p.a., non ha mai ripreso l’attività produttiva, è in liquidazione volontaria dal 9 febbraio 2023 e continua ad adottare comportamenti illegittimi nei confronti di lavoratori e Sindacato.
Si accerta nuovamente la natura antisindacale della condotta societaria che questa volta, oltre a violare gli obblighi informativi e di consultazione previsti dalle norme di legge, dal contratto collettivo metalmeccanici industria e dall’accordo quadro siglato tra le parti il 19 gennaio 2022, questa volta ha anche omesso di effettuare le comunicazioni alle rappresentanze sindacali previste dal decreto Todde – Orlando, il c.d. decreto anti delocalizzazioni, che devono precedere l’avvio della procedura di licenziamento collettivo, pena l’invalidità della stessa.
La sezione lavoro del Tribunale di Firenze, con motivazione chiara e puntale, ha accertato nel caso di specie la piena sussistenza di tutti i requisiti oggettivi e soggettivi che impongono l’effettuazione delle preliminari comunicazioni a Sindacato ed altri soggetti istituzionali da parte delle aziende che intendano cessare l’attività sul territorio nazionale.
Viene quindi accolto il ricorso ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori promosso dalla FIOM CGIL di Firenze Prato e Pistoia, viene revocata la comunicazione di avvio dei licenziamenti e viene ordinato a QF s.p.a. di effettuare le comunicazioni previste dal richiamato decreto.
Il provvedimento giudiziale riaccende i fari su una vertenza che tuttavia non ha mai smesso, sin dal lontano 9 luglio 2021, di essere protagonista.
La vittoria è del Sindacato che ha deciso di promuovere l’azione di condotta antisindacale.
La vittoria è però il frutto delle lotte passate che hanno strappato la promulgazione dello Statuto dei Lavoratori nel 1970 e poi l’implementazione di obblighi specifici ed ulteriori all’interno della contrattazione collettiva.


La vittoria è anche e soprattutto dei lavoratori ex GKN, del loro Collettivo di Fabbrica, soggetto e corpo intermedio di democrazia sindacale ispirato ai vecchi consigli di fabbrica. Della loro RSU. Sempre pronti ad anticipare, anche in termini predittivi, le intenzioni della società e che in questi due anni hanno mantenuta viva una lotta che diversamente si sarebbe dispersa nel tempo. Sono andati oltre la semplice difesa dei propri posti di lavoro e hanno riempito di contenuto il senso stesso di quella che dovrebbe essere la riconversione ecologica della produzione industriale italiana, un obiettivo in effetti assente nelle intenzioni politiche del paese che, a quanto pare, preferisce spogliarsi della sua storia industriale, lasciando che le maggiori aziende chiudano e se ne vadano altrove.
La lotta dei lavoratori ex GKN, scalfita ma non azzerata dai tentativi della società di spingerli alle dimissioni di massa venendo meno all’obbligo retributivo a partire dall’ottobre 2022, ha dunque permesso di giungere ad un esito giudiziario anche questa volta favorevole al Sindacato. Va ricordato infatti che il Tribunale di Firenze, nel corso del 2023, ha dichiarato l’illegittimità della perpetrata omissione retributiva in danno dei lavoratori e che gli stessi organi ispettivi locali hanno avviato in tal senso i propri positivi accertamenti. I debiti retributivi della società sono venuti meno, peraltro solo parzialmente, grazie all’intervento normativo di questo Governo. Il c.d. decreto lavoro del 4 maggio 2023 ha infatti previsto la possibilità anche per le aziende in liquidazione volontaria di accedere alla cassa integrazione guadagni straordinaria, concessa a QF il 15 maggio 2023 a copertura anche retroattiva del periodo di omessa retribuzione. Un enorme impegno di soldi pubblici in favore di un soggetto privato che in cambio promette solo di chiudere e cessare definitivamente l’attività di impresa.
Lo stesso decreto Todde – Orlando, la cui violazione da parte della Società ha permesso alla giudice fiorentina di revocare la procedura di licenziamento collettivo, è il sotto prodotto della lotta dei lavoratori che nel lontano luglio del 2021 hanno chiamato a raccolta i giuristi solidali (Giuristi Democratici, Comma 2, Telefono Rosso di Potere al Popolo) e con loro hanno formulato una proposta legislativa approvata dall’assemblea dei lavoratori, ben più seria ed effettiva di quella che oggi permette loro di guadagnare tempo, ma che non scongiura affatto le intenzioni aziendali di chiusura.  In una assemblea aperta svoltasi davanti ai cancelli della fabbrica nell’agosto del 2021, venivano poste le basi per costruire una proposta legislativa che avesse come obiettivo quello di impedire la chiusura delle aziende sane, la cessazione di attività produttive non in crisi a tutela di un interesse generale e collettivo. Una proposta che però non ha incontrato il favore del Governo in carica quell’anno, che ha preferito adottare un testo che, in sintesi, si risolve in un mero aggravamento della procedura di licenziamento collettivo e che non incide in sostanza sulle determinazioni aziendali di chiudere e delocalizzare.
E dunque la parola passa allo Stato, al Governo, alle Istituzioni.
Davanti all’inerzia di una classe imprenditoriale predatoria e poco incline a contribuire alla riconversione ecologica industriale del Paese, davanti a lavoratori che si sono fatti classe dirigente prendendo sulle proprie spalle l’iniziativa di studiare un piano industriale in questi termini, il silenzio delle istituzioni pubbliche e politiche del Paese è complice di un futuro di abbandono e impoverimento dei territori oggi produttivi, nel solco di una tradizione che è ormai insostenibile ma che dovrebbe trovare una ferma opposizione sociale.

 

SEDE

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